Il ricordo di Keith Emerson, tra Bernstein e Mussorgski
Si potrebbe intavolare una lunga discussione sul progressive rock, se sia ascrivibile alla musica colta o alla musica triviale. Ma, un po’ per affetto un po’ per devozione, nessun amante […]
Ultimo aggiornamento28 maggio 2024, alle 11:47
Todmorden, 2 novembre 1944 — Santa Monica, 11 marzo 2016
Dici Emerson e pensi alle tastiere. Gruppi di tastiere, in numero considerevole e sempre maggiore concerto dopo concerto. E immediatamente dopo pensi a tonnellate di cavi, moog e orpelli tecnologici di vario genere che servivano al pianista britannico per imbellettare una musica spettacolare e addirittura spettacolarizzante come era spesso, ma non sempre, il prog della prima scuola, quello da classifica e da prime serate in tv.*